Morire per servire una idea, morire per servire il Paese

Come la maggior parte di quelli che conosco non ho mai contemplato fino in fondo la morte come possibilità reale.

Certo, rispetto a troppi voltagabbana che incontro, io amo ripetere, e lo faccio con convinzione, che se un uomo non può morire per le sue idee o non valgono a nulla le sue idee o a nulla vale lui.

E, davvero di uomini da poco credo di averne incontrati tanti.

Ma la morte, quella vera, in fondo, nessuno di noi l’ha mai contemplata come ipotesi plausibile.
L’ha mai guardata negli occhi, nei propri, nello specchio, la mattina, mentre ci si pettina o ci si lava i denti.

Ecco perché per i nostri caduti sono andato a scegliere la lettera di qualcuno che invece lo ha fatto.
Invece di tanta ipocrisia, un poco di onorevole storia.

Ho preso la lettera di un partigiano condannato a morte. E’ la lettera di un partigiano, ma non me ne vogliate, per il tenore, potrebbe essere altrettanto quella di un ragazzo di Salò.

La dedico ai nostri caduti.

Scelta discutibile. Come tutte quelle che faccio.
Io faccio le mie. Scelgo.

Giancarlo Puecher Passavalli

Di anni 20 – dottore in legge – nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l’8 settembre 1943 diventa l’organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) – svolge numerose azioni, fra cui rilevante quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricupero di materiale militare e di quadrupedi -. Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere – tradotto nelle carceri San Donnino in Como – più volte torturato -. Processato il 21 dicembre 1943 dal Tribunale Speciale Militare di Erba -. Fucilato lo stesso 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere -. Medaglia d’Oro al Valor Militare -. E’ figlio di Giorgio Puecher Passavalli, deportato al campo di Mauthausen ed ivi deceduto.

Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto… Accetto con rassegnazione il suo volere.

Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l’Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent’anni della mia vita.

L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.

A te Papà l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.

Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà. Baci a tutti.

Giancarlo


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